La Storia di Messina PDF Stampa E-mail


Situata nel mezzo del Mar Mediterraneo, Messina, da sempre crocevia di popoli e di rotte mercantili,fu abitata da popolazioni indigine fin dalla fine del terzo millennio a.C. e venne poi fondata dai Calcidesi (popolazione proveniente dalla Grecia) verso il 730 a.c. con il nome di Zancle,che in greco significa falce,dal disegno falcato del suo porto naturale.


Trasse in breve tempo importanza strategica nei commerci del Mediterraneo per la sua privilegiata posizione geografica e a testimonianza dell’elevato livello economico della città, furono coniate a Messina nel V sec a.C. le prime monete. Agli inizi dello stesso secolo i Samii, popoli greci molto intraprendenti, vi si insedieranno fin quando furono cacciati dai Messeni per volere di Anassila, tiranno di Reggio originario della regione greca della Messenia, che mal sopportava il rescente sviluppo della città ribelle al suo regime. Da allora Zancle assunse il nome di Messenion o Messene che sotto l’impulso del nuovo popolo ben presto riacquistò la totale indipendenza.


Nel III sec a.C., dopo la prima guerra punica, Messana trasse vantaggio all’alleanza con Roma che fece della città un porto militare e un attrezzato scalo commerciale, affermandosi così come uno dei principali centri nevralgici
del dominio romano nel Mare Nostrum. Ottenne una tale autonomia da divenire in dall’alto Medioevo una sorta di Citta-Stato, analoga a un libero Comune dell’Italia Settentrionale.


Nel IV sec. d.C. Messina fu soggetta alla dominazione bizantina, si distinse per l’impegno militare prestato all’imperatore d’Oriente Arcadio e venne ricompensata per tale aiuto con la concessione dello stemma imperiale (croce d’oro in campo rosso) e del titolo di Protometropoli della Sicilia. Malgrado ciò si attraverso un lungo periodo di ristagno nei traffici mercantili. Con la caduta di Rometta, ultima roccaforte dei Bizantini, nel 965 tutta la Sicilia fu occupata e sottomessa agli Arabi. Nonostante la loro massiccia influenza nella Sicilia Occidentale, a Messina non riuscirono a imporsi a livello religioso, ma influenzarono, ammodernandole, l’industria, l’architettura, il commercio e
l’agricoltura. Nel 1061, con la conquista di Messina da parte del Gran Conte Ruggiero d’Altavilla, iniziò la riconquista cristiana della Sicilia (ancora oggi il suo ingresso vittorioso in città su un cammello viene ricordato in occasione di feste popolari presso alcuni villaggi della città) e proprio dal suo porto fecero scalo e partirono le navi dei crociati diretti in Terra Santa.

In quel periodo sotto il profilo urbanistico il porto e la zona adiacente furono dominate dal palazzo Reale, dal Duomo, concluso nel 1159, dall’arsenale e dal Palazzo Arcivescovile . I commerci ebbero nuovi impulsi grazie ad una serie di esenzioni,soprattutto con Ruggero II, che attirarono i mercanti e i monaci da tutta la Penisola e non solo, che pur godendo di speciali franchigie ebbero strade proprie fondando e ripristinando chiese ( fra le tante si è conservata La Chiesa dei Catalani, eretta dai bizantini, trasformata in moschea dagli arabi e riportata infine al culto originario ),confraternite, logge,fondaci e banche. Furono fondati fuori le mura conventi e monasteri, tra i più famosi dei quali quello di Santa Maria a Mili San Pietro e, soprattutto, quello di Santa Maria della Valle o della Scala comunemente denominato “Badiazza” ai piedi dei colli S. Rizzo. Presso questi siti si concentrarono alcune delle attività economiche che furono poi il fiore all’occhiello di Messina per secoli quali l’allevamento dei bachi, la tessitura della lana e della seta.

Nel 1129 a Messina fu riconosciuto il titolo Caput Regni e divenne sede unica della Zecca del Regno che operò fino al 1678; nelle monete coniate in città venne inserito il motto MNSC “Messina nobile siciliane caput”. Ai Normanni seguirono gli Svevi che con Enrico VI istituzionalizzarono nel 1197 uno dei simboli della libertà e della prosperità commerciale di Messina: il porto franco, attraverso il quale si poterono “importare ed esportare le merci senza
alcuna contribuzione”. Il periodo svevo si distinse soprattutto nel campo delle scienze e delle lettere con la corte di Federico II che favorendo la nascita di un ceto intellettuale nuovo, fatto non solo di nobili, ma anche di giuristi e di funzionari del regno, diede origine alla scuola poetica che, modellata sui temi della lirica provenzale, rappresentò la prima scuola poetica italiana e vide vari autori di spicco messinesi tra cui Guido delle Colonne e Stefano Protonotaro.

Nel 1266 Messina passò sotto il dominio degli Angioini salvo poi rivoltarsi loro contro quando scoppiò la Guerra del Vespro nel 1282, anche nota come la Guerra dei Novanta anni. La città resistette alle truppe di Carlo d’Angiò che non avrebbe mai potuto avanzare all’interno della Sicilia se non dopo aver espugnato la città sullo stretto. Pietro III d’Aragona , chiamato in aiuto dai Siciliani, occupò Messina, dove fu accolto come un liberatore e mantenne molti privilegi già concessi dai Normanni.

Tra il XIV e il XV secolo Messina attraversò uno dei massimi periodi di fioritura commerciale con l’Oriente; l’arsenale della città fu talmente attrezzato da costruire una vera e propria flotta contro l’avanzata dei tunisini e l’industria tipografica (introdotta nel 1473) ebbe un notevole sviluppo con nomi di rilievo nell’arte della stampa. Il 1400 è soprattutto il secolo del grande artista Antonello da Messina, precursore con la sua pittura dei temi e degli stili che saranno del Risorgimento. Egli introdusse per primo in Italia sia la pittura ad olio, conosciuta attraverso i fiamminghi, sia la prospettiva (vedi il San Gerolamo nello studio). La tradizione letteraria accrebbe il suo prestigio con la famosa scuola di Costantino Lascaris, ritenuto il migliore dei grecisti dell’epoca. Nel XVI secolo la città conobbe il vertice della potenza economica soprattutto durante il regno di Carlo V, tale da essere riconosciuta tra le dieci città più importanti d’Europa. Nonostante la scoperta delle Americhe avesse spostato il baricentro del commerci, i prodotti dell’ industria messinese, con in testa quella della seta, continuarono a primeggiare nel Continente avendo gran risalto attraverso la fiera agostana, già istituita dagli Svevi ma divenuta franca nel contempo, tra le più famose per varietà di vettovaglie, mercanzie, drappi e tessuti. Venne fondata la prima Università degli studi di Sicilia; la città fu munita di possenti fortezze (al 1540 risale il forte Gonzaga); ospitati eccellenti artisti quali gli scultori Angelo Montorsoli che scolpì la fontana dell’Orione (mitico fondatore della città), del Nettuno e la lanterna di San Ranieri e Andrea Calamech che scolpì la porta Reale e la statua di Don Giovanni d’ Austria, a ricordo della fondamentale vittoria di Lepanto contro l’avanzata Turca, in cui il porto di Messina rivestì il consueto ruolo per il raduno e l’allestimento dell’ armata cristiana . In questa occasione ebbe rilievo il Grande Ospedale che accoglieva i feriti di battaglia ( rimanendo in funzione fino al terremoto del 1908 ) tra cui anche Miguel de Cervantes nel suo periodo di degenza di ritorno dalla vittoriosa battaglia di Lepanto, dove cominciò a scrivere il suo capolavoro “Don Chisciotte della Mancia”.

L’apice artistico invece della storia messinese venne probabilmente raggiunto con la realizzazione, per opera dell ‘architetto Simone Gulli nel 1622, su commissione del vicerè Emanuele Filiberto di Savoia, della Palazzata, lunghissima serie di palazzi ( tra cui spiccavano il Palazzo Senatorio e il Palazzo D’Alcontres) che racchiudevano il porto, conferendo ad esso grande effetto scenografico, e interrotta solo da 18 porte di diversa forma e grandezza,secondo l’importanza  dei centri popolati corrispondenti.
La superba opera fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1783 e per questo successivamente abbattuta.
Sotto il dominio spagnolo tuttavia crebbero ben presto le lamentele della popolazione, delusa da un sistema di tassazione sempre più rigido e dalla soppressione di alcune libertà municipali, che venivano ritenute pericolose dal governo centrale. Si relegò così la città ad un ruolo di secondo piano rispetto a Palermo e le rimostranze si accentuarono a causa dei lunghi periodi di carestia. Il tutto condusse a divisioni interne nella città che sfociarono con una violenta ribellione armata nel 1674 contro la dominazione spagnola in occasione della quale venne chiesto aiuto alla Francia di Luigi XIV che accorse in Sicilia orientale.

Ma quattro anni più tardi Francia e Spagna firmarono la pace di Nimega la città fu abbandonata a sé stessa e fu riconquistata dagli Spagnoli. Fu chiusa l’Università, abolito il Senato cittadino e distrutto il suo palazzo, trasferita la Zecca a Palermo, tolto ogni privilegio sui commerci, venne dichiarata la morte civile di Messina. Vennero saccheggiate e portate in Spagna alcune opere d’arte, e nella falce venne costruito l’unico e primo esempio di fortezza contro la città, la Cittadella.

Il 1678 rappresenta l’inizio della decadenza di Messina che fu spogliata dalle sue memorie, raccolte in pergamene che ne testimoniavano la grandezza e conservate fino ad allora nella torre campanaria del Duomo che venne fusa per costruire un’enorme statua equestre dell’allora re di Spagna Carlo II. Le zampe del cavallo calpestavano un’idra rappresentante Messina ed un’iscrizione infamante adornava il basamento.Tale statua fu abbattuta solo nel 1848!

Nel corso del XVIII secolo si susseguirono diverse dominazioni, nell’ordine Savoia, Spagnoli, Austriaci fino ai Borboni durante il cui regno nel 1743 e nel 1783, rispettivamente per la terribile peste e per il violento terremoto, furono inferti altri due durissimi colpi alla città. Il sovrano Federico IV di Borbone intervenì nella ricostruzione della città, reintrodusse il porto franco ed eliminò le imposte per venti anni; la città fu ricostruita ancora una volta alla vecchia maniera, dimenticando la triste lezione impartita dal sisma. Venne anche edificata una nuova imponente Palazzata sul progetto del Minutoli con mura più spesse e un’altezza inferiore. Tuttavia la condizione sociale non
si risollevò di molto a causa soprattutto del retrogrado sistema feudale vigente; così nel 1848 la città si ribellò nuovamente ai Borboni, ma dovette cedere davanti ai bombardamenti che continuarono incessantemente per ben otto mesi.

Durante i moti dell’unità d’Italia, nel luglio del 1860, i Garibaldini entrarono in città, ciò nonostante l’unificazione della Penisola non portò quel periodo sereno che la città sperava a causa degli esasperati dazi doganali che limitarono fortemente soprattutto l’esportazione dei prodotti agricoli e vinicoli che ormai da tempo rappresentavano la principale risorsa dell’economia messinese.
A mettere la città in ginocchio nella prima decade del XX secolo, contribuirono il terremoto e maremoto del 28 dicembre del 1908, in occasione del quale morì il 70% della popolazione e fu distrutto l’ 80% degli edifici.
La città risorse ancora dalle macerie e fu rimodellata su un nuovo impianto urbanistico, per essere poi bombardata dall’aviazione angloamericana nel 1943.

Nel 1955 da Messina partì un forte messaggio per dare vita all’ideale europeo; l’allora ministro del governo, il messinese Martino, proprio a Palazzo Zanca, sede del Comune di Messina, convocò la conferenza che, precedendo i patti di Roma, gettò le basi per l’avvio dell’integrazione europea con la riunione dei sei ministri dei Paesi aderenti alla Ceca. A seguito del suo impegno, la città fu decorata nel 1959 con una medaglia al valor civile ed una al valor militare.

Dopo aver attraversato un periodo di rinascita culturale a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta e di crescita economica guidata da diverse aziende sempre legate al settore agro-alimentare, nell’ultimo decennio la città, che oggi conta più di 250000 abitanti ( dodicesima in Italia), attraversa una fase di immobilismo economico (da cui vogliamo presto uscire!).

Messina prima e dopo il disastro - Intilla Editore
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